Come gestire protesicamente il malposizionamento implantare

Fabio Scutellà

Avendo ormai  la sopravvivenza implantare raggiunto livelli di assoluta predicibilità con percentuali comprese tra il 96 ed il 99%, il mondo dell’implantologia ha iniziato a dirigere le proprie attenzioni e ricerche sul successo implantare che invece è dato da stabilità della protesi e dell’osso peri-implantare, assenza d’infezioni a carico dei tessuti molli ma anche da un risultato estetico e funzionale che soddisfi le aspettative del paziente. Uno dei fattori eziologici più direttamente coinvolti nel successo implantare è proprio il posizionamento 3D dell’impianto dalla cui corretta esecuzione dipendono il successo ed in alcuni casi la stessa sopravvivenza. Ruolo della protesi nei casi d’impianti malposizionati è quello di cercare di correggere tali errori nei limiti delle possibilità attraverso strumenti quali la forma dei pilastri, il tipo di protesi (avvitata o cementata) e/o componenti gengivali artificiali. Tutto ciò nel tentativo di trovare un compromesso in grado di garantire al lavoro successo clinico ma anche sopravvivenza nel tempo.  

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